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Masca ghigna fàussa

Masca ghigna fàussa

Il mistero delle streghe piemontesi dalla veglia contadina all'analisi sociologica

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato cm 17,5x25
pp 192
ISBN 978-88-8068-297-4
 

Recensioni



Non c’è insulto peggiore in Piemonte, o accusa più pesante, dell’esplicita denuncia di falsità indirizzata ad una persona. Considerare un individuo falso come l’anima di Giuda, diventato nella storia della redenzione simbolo del tradimento, della falsità, della doppiezza e dell’ipocrisia, mettendo in forte contrasto la differenza fra l’atteggiamento esterno e il sentire interiore, suona come una condanna senza appello. Nella parlata piemontese persino l’acqua del bial (ruscello) viene indicata come ingannevole, figuriamoci le masche, percepite come ghigne fàusse per eccellenza.
Masche e streghe, dominate in perpetuo dalle suggestioni e dalle istigazioni del Maligno, hanno come caratteristica essenziale la facoltà di essere beffarde, occultandosi, assumendo le sembianze di animali in apparenza innocui e utili all’uomo, tenendo – come si dice oggi – un profilo basso, salvo poi procurare a chi non sta alla larga dolori, tribolazioni e sofferenza.
La masca, in buona sostanza, è temibile e pericolosa perché, con l’aiuto del Libro del Comando, sa contrabbandare il dato esterno dell’apparenza e nasconde dietro la maschera dell’evidenza rassicurante la cattiveria creduta propria delle creature infernali.


Il cerchio magico di Paroldo

Venuto alla ribalta come il «paese delle masche», Paroldo, attivo centro rurale della Langa cebana, è oggi conosciuto come un paese che gode della protezione di un singolare cerchio magico, reso manifesto da due maschere di pietra, incastonate come gemme di una conoscenza antica e ancestrale sulle pareti della chiesa parrocchiale, maschere apotropaiche che sono nello stesso tempo segni, immagini e presenze che appartengono ad una cronologia che stravolge il computo del tempo.
Ci ha studiato su, e a lungo, Romano Salvetti, bancario appassionato di tradizioni popolari, ricercatore con la capacità di ascoltare e ordinare testimonianze. L’autore, nel raccontare il suo viaggio nel mistero dell’inconoscibile, socchiude gli occhi affinché spariscano i dettagli e rimanga l’essenziale. Si comporta come un archeologo delle sensazioni, scava intorno al remoto passato della sua gente con rispetto, e in silenzio, nella consapevolezza che quanto accaduto nel passato è avvenuto per sempre. «Per esperienza diretta – scrive – i vecchi contadini di un tempo sapevano che all’inverno segue sempre la primavera, che il chicco di grano sepolto nel terreno è destinato a morire per poi rinascere sotto forma di nuova spiga e che il ritorno è la legge fondamentale che regola il cerchio dell’esistenza di ciascuno di noi, l’energia vitale del cosmo e l’idea di morte come momento conclusivo della vita». Le vicende magico-sacrali del piccolo paese, in sospeso tra passato e futuro, con le sue tradizioni di ciabre e di esorcismi, negli scritti di Romano Salvetti rimandano a racconti di masche decontestualizzati, di respiro più ampio, come l’eco lontana di un circolo metafisico che delimita la condizione umana.
La ricerca antropologica che fa capo a Paroldo e all’Associazione Masche ha trasformato le tinte fosche dell’immaginario collettivo in colori da arcobaleno, facendo della memoria una bandiera.
Le masche sono diventate donne del comando, impegnate, oggi come ieri, a dare fertilità e pace alla loro terra. I convegni organizzati a novembre durante l’annuale festa di San Martino hanno messo in chiaro che le masche erano anche raccoglitrici di erbe, capaci di insegnare come far partorire e come far abortire, come evitare le gravidanze e quali trappole sessuali usare per prendere in ostaggio i maschi. Non solo. Paroldo attraverso le sue divagazioni su masche e luna ha testimoniato la tenace, sorprendente vitalità dell’astrologia, disciplina le cui vicende attraversano, con alterne fortune, tutte le epoche della storia dell’Occidente, interpretata anche come spia del riaffiorare o del permanere di antiche superstizioni.
Del resto il concetto di spiritus come carro dell’anima, veicolo della sua discesa nel corpo, all’atto dell’incarnazione, attraverso le sfere planetarie, ha una lunga storia nella tradizione filosofica. Ed è proprio questo corpo sottile, punto di intermediazione fra anima e corpo, costituito dalla materia eterea di cui sono formati i cieli, presente non soltanto nel corpo individuale, ma anche nel corpo del mondo, l’arma segreta delle masche, capaci di accogliere in sé e trasferire ad altri le energie spirituali (negative o positive) che permeano il mondo che ci circonda.
Ai convegni che si sono svolti a Paroldo le masche sono state ricordate come sacerdotesse di uno spirito vitale insito in tutte le cose, un’energia che formicola attraverso le erbe e gli alberi, agita in moto perpetuo l’aria e il fuoco, scatena venti e tempeste. Ma non è solo Paroldo ad avere conferito la cittadinanza alle masche. Canale, Mombaldone, Montà, Pocapaglia, Sinio, San Donato di Mango e tanti altri paesi fanno a gara ogni anno, promuovendo iniziative turistiche che ripropongono le metamorfosi, i sabba, i processi, il rogo, il dialogo con gli spiriti dei trapassati.

Indice

Prima parte
MASCHE, STREGHE INVISIBILI. PERCORSI DI RICERCA E DI INTERPRETAZIONE

Introduzione

Le masche a Govone
Le masche sacerdotesse
La grammatica dell’immaginario
L’animale demoniaco
Le dimore delle masche
Incantesimi ed inquisizione
Masche e streghe in internet
Triora e dintorni
Le seguaci di Diana
Le masche di Dogliani
Il bosco magico di San Tonco
Il cerchio magico di Paroldo
Turismo magico
Fisica ed altre stregonerie
La paura del diverso
Ritualità pagana
Contro il principio di realtà
Lavorare con i libri
I segni del tempo
L’occhio malato
Le masche degli altri
Leggere le carte
La cultura del negativo
Dal braccio secolare all’Ave Maria
La rivoluzione silenziosa

Seconda parte
DONNE, MASCHE E GHIGNE FAUSSE

Tradizioni dei Celti
Le Grandi Madri
La donna albero
La sapienza negata
Sogno e metamorfosi
Il predominio dell’irrazionale
La genetica del negativo
L’occhio magico delle donne contadine
Nascondersi dietro una maschera
Stati alterati di coscienza
Il tormento dei peccati
Tirarsi fuori dal letame
I comandi che i libri non sanno dare
Le sette masche di San Donato

Terza parte
TESTIMONIANZE E RACCONTI

La maschera delle parole
Il fantasma gentile
La casta sposa
Mai trattare male le masche!
Brutti incontri
Mombarcaro
Vecchietta dispettosa
L’affittacamere
Chi ci crede e chi no
Il libro che rende cattivi
Una strada di disavventure
Fichi coi baffi
Un solo libro, due storie
A scherzare coi rovi ci si taglia…
Maiali, vacche, tacchini? Masche!
Storie di stregoni
I soliti scherzi
Montoni si nasce
Storie di campagna
Soluzioni drastiche
Senza motivi apparenti
Strani modi per morire
L’ultimo della fila
I castagni dello stop
Dove le masche vanno a ballare
Un sonno demoniaco
Una strana vicina
La gobba del sarsèt
Mai distrarsi!
Una macabra eredità La mucca che accelera il passo
Il bue nervoso
Il bambino ammascato
Uno su due
La camera delle masche

LE STORIE DI MARGHERITA MO
Gli scherzi della magia e del vino
Mio cugino Toni racconta…

LE STORIE DI ORSOLINA FERRERO, CLASSE 1920, ASTI
La monaca che faceva le maledizioni
La sautissa
Le fate dai piedi di capra
Il racconto del vecchio Pin

STORIE IN BILICO TRA PASSATO E FUTURO TRATTE DAL MEMORIALE DI EMMA MONTANARO, CONTADINA ORIGINARIA DI CERRETTO LANGHE, RISCRITTE DA ENRICO BOSCA
La capretta di Gepot
Che brutta!
Le mirabolanti avventure di un ragazzo delle Langhe

STORIE SCRITTE DA ENRICO BOSCA PRENDENDO SPUNTO DA RACCONTI TRAMANDATI A SAN DONATO DI MANGO.
La Casa dei Pini e la masca buona
La favola del lupo avaro
Domenica, una masca d’altri tempi

BIBLIOGRAFIA

 
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