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Dolomiti Orientali, Alpi Carniche e Giulie, Tauri

Dolomiti Orientali, Alpi Carniche e Giulie, Tauri

I GRANDI SPAZI DELLE ALPI

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato cm 25x35, pp 192
ISBN 978-88-8068-678-1
Disponibile in libreria

 

Recensioni

  • Avvenire (06/12/2003)
    In excelsis, tra elefanti e grattacieli
    Roberto Beretta

    Tutt’altri giganti riserva alla meraviglia anche la natura: le montagne. Un solo cenno alla collana in 8 tomi su I grandi spazi delle Alpi, appena terminata da Priuli & Verlucca).

  • PANORAMA (11/12/2003)

    SCIARE SENZA FRONTIERE
    FRANCO BREVINI

    La foto di apertura del servizio è tratta dall’ottavo volume della collana I grandi spazi delle Alpi, pubblicato da Priuli & Verlucca in collaborazione con le edizioni Melograno.I libri sono stati curati da Alessandro Gogna e Marco Milani, alpinisti e fotografi di fama internazionale, che hanno percorso e illustrato 240 itinerari dalle Alpi Liguri alle Prealpi Stiriane. Ogni volume (192 pagine, 49,50 euro), con foto che si aprono sino a quattro facciate, racconta e mostra 30 percorsi tra le valli e le cime delle Alpi, da attraversare in tutte le stagioni.


  • MESSAGGERO VENETO (22/11/2003)

    Alessandro Gogna conclude il suo lungo giro
    Lu. Sa.

    Alessandro Gogna è finalmente arrivato dalle nostre parti concludendo il lungo percorso ne I grandi spazi delle Alpi, realizzando l’ottavo volume della splendida collana Priuli & Verlucca, dedicato alle Dolomiti Orientali, alle Alpi Carniche e Giulie, e ai Tauri.
    Periodicamente tocca scrivere più o meno le medesime cose. Per esempio che vengono squadernate bellezze struggenti, cui si può attingere sempre meno per tempo libero in calo ed età in crescita: e di qui anche una sorta di frustrazione.
    Un’altra, se vogliamo, viene dal fatto che volumi del genere (35x25, con fold-in quadrupli che arrivano al metro), non possono essere considerati d’uso. Vanno maneggiati con cura, come libri d’arte (e di arte si tratta, divina: questa è la galleria dei capolavori del Padreterno), guai a gualcire o strappare una pagina (e inutile tentare di cancellare la ditata malaccortamente impressa sulle quadricromie). Infine l’ultimo motivo, anch’esso costante in pubblicazioni del genere. Che la sfida tra la recensione e le immagini, è assolutamente impari.
    Lo stesso autore, del resto, si guarda bene dall’arrischiare un commento. Lo schema che sceglie è quello tradizionale: trenta itinerari di percorso escursionistico o scialpinistico, accompagnati da note esplicative e cartina. Interessanti, senza dubbio, ma in realtà poco più che il pretesto per un raccontare libero, che passa dai rapidi excursus storici alla memorialistica, ai contributi assolutamente personali, all’aneddotica.
    Gogna usa con tecnica accattivante le pagine come uno zibaldone, in cui passa dagli addii agli amici, alle riflessioni sul mistero, sul suo rapporto con l’andare in montagna, tema che intreccia con il ricordo di Gianpiero Motti (cui viene dedicata, nelle referenze «questa nostra fatica»). In memoria di Motti «mio più grande Maestro», l’ottavo volume de I grandi spazi delle Alpi, ha anche una prefazione. Una pagina accorata, nella quale si intuisce non l’omaggio di maniera in occasione del ventennale dalla tragica scomparsa, ma un perdurare di un senso di stima e affetto autentico perché nato dalla conoscenza e dalla consonanza.


Estratti



Nel ventennale della sua morte, Gian Piero Motti è ancora un mito per le giovani generazioni? Non lo so, ma non credo. Non mi piacerebbe però che il suo esempio e il suo insegnamento fossero ripresi ancora con le stesse modalità del passato. Fu frainteso una volta e potrebbe esserlo di nuovo. Soprattutto ci si domanda ancora perché a 37 anni decise di togliersi la vita e questa curiosità è la maggiore nemica della verità.
Non voglio e non posso inquadrarlo in definizioni psicologiche. Posso dire solo che era un uomo impegnato in una lotta totale, un uomo che aveva capito che la salvezza non poteva venire dall'alleanza con gli altri. Perciò era forte, volitivo, testardo sulle cose che gli interessavano; disinteressato alla stragrande maggioranza delle altre; la donna spesso era uno strumento per concedersi un simulacro d'estasi (fisica e psicologica) che gli serviva per riconoscere meglio, in un successivo momento, la vera estasi.
Ciò che Gian Piero sapeva gli derivava direttamente dai suoi sogni e dalle sue visioni: studi, alpinismo e famiglia precedenti erano il terreno in cui era cresciuto il suo tronco che dal terreno aveva preso qualche distanza. Non aveva una grande opinione della famiglia, così come normalmente s'intende, anche se voleva molto bene ai suoi e alle due sorelle, con un rapporto di confidenza particolare con la madre.
Non aveva opinioni particolari sulla scuola e neppure di politica. Inquadrava l'istruzione in un disegno più vasto, ideato apposta per ostacolare l'evoluzione dell'umanità, e la politica era una trappola, altro disegno necessario come ostacolo da superare. Senza ostacoli da superare non ci si evolve. Su questi temi era così attraente e affabulatore con gli amici da apparire talvolta un vero profeta.
Gian Piero è rimasto nel cuore di molti come può succedere solo ai veri rivoluzionari. Sì, perché lo fu davvero, nel profondo. Anche se ciò contrastava con il suo comportamento, con la sua borghesia ostentata, con il suo intellettualismo non di sinistra, con il suo vestire sempre in ordine. Soprattutto dava fastidio il suo non lavorare e non più studiare all'università, quasi avesse capito l'assoluta inutilità, nel suo caso, dello studio e del lavoro: un individuo cioè che aveva trovato cose più importanti cui pensare, che sapeva che il suo cammino era individuale, improponibile ad altri se non a chi fosse andato in precedenza incontro ad esperienze come la sua. E del resto, non gli piaceva fingere. Piuttosto, gli piaceva non dire tutto, lasciare quelle curiosità che così abilmente seminava. Infatti i suoi scritti dicono di lui molto più di quanto sembra a prima vista. I piani su cui scriveva erano SEMPRE due. Era responsabilità soprattutto del lettore se molto rimaneva nascosto. Semplicemente perché qualcuno non «vedeva».
Lo scritto più rivelante da questo punto di vista è LE ANTICHE SERE, ossia la sintesi felice. Motti, ad un certo punto, si è trovato di fronte a qualcosa di irraggiungibile. Forse LE ANTICHE SERE sono una contemplazione dell'irraggiungibile, l'annullamento dell'Io di fronte alla grandezza del Mistero. Nella nostalgia del tempo in cui, vivere nel Mistero, era la normalità.
I GRANDI SPAZI DELLE ALPI vogliono prima di ogni cosa essere la contemplazione del Mistero: ed ecco perché, alla fine, dedichiamo questa ottava e ultima fatica proprio al mio più grande Maestro: Gian Piero Motti

INDICE

Introduzione
Uomini delle tre cime
La strada degli Alpini
Il Cammino di Luca
Il re del Cadore
Gian Piero Motti
Uomini della Civetta
Uomini del Pelmo
La S'ciara de oro
Il Parco del Cansiglio
Il Parco delle Dolomiti Friulane
Il segreto del Campanile 1
Il segreto del Campanile 2
Ritorno al mistero
Piacere, sicurezza ed ambiente
Sciabole di luce
L'Anello delle Giulie
Spazi di solitudine
L'Est più vicino 1
L'Est più vicino 2
Le Dolomiti di Lienz
Controscuola
Il re delle Alpi Orientali
Un mondo di rocce
Sicurezza dentro o fuori?
Risposte a Maurizio Oviglia
Alpinismo solitario 1
A cavallo di Carinzia e Carnia
Il manifesto dei 19
Alpinismo solitario 2
La nube perversa

 

 
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