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Dante estense

Dante estense

Secolo XIV; Biblioteca Estense Modena

Esaurita la tiratura di 500 esemplari del facsimile autentico, in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante (1265-2015) sono stati prodotti in edizione anastatica 299 esemplari di una tiratura speciale, basata sul manoscritto originale, rispettandone minuziosamente – grazie alle tecniche grafiche più avanzate – le affascinanti immagini. Tale edizione – stampata su carta speciale appositamente prodotta, rilegata in piena pelle con trance in oro ed inserita in un cofanetto di squisita fattura manuale – presenta 140 carte (280 pagine). È affiancata da un volume di commentario in brossura, contenente l’analisi storico-critica a cura del professor Ernesto Milano – già direttore della Biblioteca Estense di Modena, dove il manoscritto è conservato – e la trascrizione integrale a stampa del testo originale.
ISBN 979-12-5468-000-1
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La Divina Commedia nota come Dante Estense si è imposta all’attenzione come uno dei più importanti tra i vari manoscritti del poema finora conosciuti. Infatti, sia per l’epoca alla quale appartiene – ultimo quarto del secolo XIV a non più di 60/70 anni dalla morte del poeta –, sia per la completezza del testo integrale della Commedia rispetto alla miriade di frammenti, è una delle poche lezioni esistenti in grado di offrire adeguati approfondimenti filologici. Com’è noto, non disponiamo del manoscritto autografo di Dante, probabilmente anche a causa del successo che l’opera ebbe man mano che il poeta pubblicava le cantiche: successo che fu così immediato da causare un tumultuoso fiorire di edizioni, tra cui si sarebbe confuso l’originale.
Rispetto al quale la quasi coevità dell’Estense fa credere ad una minor presenza di errori dei copisti, che si accumulavano nel tempo e farcivano le redazioni successive, fino al primo incunabolo del 1472. Ulteriore interesse per questo codice deriva dalla sua valenza estetica: tutte le prime carte delle tre cantiche sono finemente miniate con ori, nella prima anche i capilettera, poi sono colorati quelli di tutti i canti, e l’ultima carta presenta il monogramma cristiano del sole. Ma soprattutto l’Estense è uno dei pochissimi esistenti che presenti il tentativo di totale «commento» visivo: infatti ogni pagina presenta sul margine superiore scene miniate ad acquerello, talvolta con incongruenze e ingenuità un po’ naïf, ma sempre con finezza ed efficacia narrativa, riflessi – certo impari – della grande arte di Giotto. A causa della sua importanza il manoscritto fu asportato da Napoleone ed entrò a far parte della Biblioteca Nazionale di Francia, della quale ancora presenta il timbro a c.1, e dalla quale fu recuperato, dopo varie vicende, a restaurazione avvenuta.
 
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