feed rss Feed RSS     Newsletter Newsletter
 
 
 
Astronomia e antica architettura sull'arco alpino

Astronomia e antica architettura sull'arco alpino

Brossura editoriale con sovracoperta rigida plastificata, 144 pagine formato cm 21x29,7

Quaderno numero 89

 

ISBN 978-88-8068-421-3
Disponibile in libreria

 

Recensioni

  • LeAlpiVenete
    Astronomia e antica architettura

  • La Stampa
    Astronomia e antica architettura sull'arco alpino
    Lo studio accurato, condotto con le più moderne tecniche di rilevamento, ha mostrato che l’osservazione del cielo e la conoscenza dei cicli astronomici evidenziati dal Sole, dalla Luna e dalle stelle, hanno condizionato fin da tempi antichissimi il modo di disporre le pietre e l’orientazione delle strutture che ne derivavano. Il volume «Astronomia e antica architettura sull’arco alpino » di Adriano Gaspani, editori Priuli&Verlucca racconta, con dovizia di particolari, lo stretto rapporto tra lo studio del cielo e le antiche costruzioni sulle Alpi. Dal libro emerge anche l’uso rituale e simbolico che le antiche popolazioni alpine fecero delle osservazioni astronomiche. Ne è un esempio l’area megalitica di St-Martin-de-Corléans ad Aosta di cui l’autore scrive: «Individuato casualmente nel 1969, durante l’esecuzione di scavi di tipo edilizio, il sito venne studiato dapprima dal punto di vista archeologico, poi archeoastronomico ». Le pagine narrano l’importanza delle tracce emerse, soprattutto per l’osservazione del cielo. Anche il circolo di pietre posto al Passo del Piccolo San Bernardo è descritto nel libro, soprattutto come luogo di culto. Il volume evidenzia poi i risultati più recenti ottenuti dagli studi archeologici, storici e astronomici delle antiche popolazioni alpine e fornisce risposte inedite a molti quesiti rimasti finora insoluti.

  • Eco Risveglio
    Una mini-Stonehenge ossolana, menhir e magaliti a Montecrestese

  • Orobie
    Stelle e pietre

  • TOI MAGAZINE
    Astronomia e antica architettura sull'arco alpino
  • L’Adige
    L’astronomia degli antichi alpini
  • alpi365.it

    La recensione originale sul sito alpi365.it

     

    Un tributo alle chiese cristiane costruite per secoli codificando una serie di orientazioni astronomiche ben precise. Un lavoro di ricerca e stesura durato oltre cinque anni che diventa un libro e documenta una singolare storia architettonica degli edifici religiosi dalla prima Cristianità fino alla fine del Medioevo. Uno studio accurato, condotto con le più moderne tecniche di rilevamento e di georeferenziazione, ha mostrato che l'osservazione del cielo e la conoscenza dei cicli astronomici fondamentali mostrati dal sole, dalla luna e dalle stelle, condizionarono in maniera molto determinante sia il modo di disporre le pietre sia l'orientazione delle strutture che ne derivarono, rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali. Un altro aspetto molto importante è relativo all'uso rituale e simbolico che le antiche popolazioni alpine fecero delle osservazioni astronomiche. Anche a quel tempo, come ora, l'uomo era in cerca di risposte in relazione alla sua origine, al suo destino ed al mondo. Adriano Gasparri, autore di “Astronomia e geometria nelle antiche chiese alpine” descrive i risultati più recenti ottenuti dallo studio archeologico, storico e astronomico delle antiche popolazioni alpine e dei reperti che ci hanno lasciato, fornendo risposte inedite a molti quesiti che fino ad ora erano rimasti senza un'adeguata spiegazione.


  • Giornale di Brescia
    Astronomia e architettura sull'arco alpino italiano
  • La provincia di Lecco
    Quelle case «costruite» con le stelle
    Lo studio accurato, condotto con le più moderne tecniche di rilevamento e di georeferenziazione, ha mostrato che l’osservazione del cielo e la conoscenza dei cicli astronomici fondamentali mostrati dal sole, dalla luna e dalle stelle, condizionarono in maniera molto determinante sia il modo di disporre le pietre sia l’orientazione delle strutture che ne derivarono, rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali. Un altro aspetto molto importante è relativo all’uso rituale e simbolico che le antiche popolazioni alpine fecero delle osservazioni astronomiche. Anche a quel tempo, come ora, l’uomo era in cerca di risposte in relazione alla sua origine, al suo destino e al mondo che lo circondava. Adriano Gaspani ne ha ricavato un libro – Astronomia e antica architettura sull’arco alpino, numero 89 dei Quaderni di cultura alpina, Priuli & Verlucca editori, formato cm 21x29,7, pagine 144, euro 24,50 – che è un volume unico sul rapporto tra l’astronomia e le antiche costruzioni sulle Alpi. Il libro descrive infatti i risultati più recenti ottenuti dallo studio archeologico, storico e astronomico delle antiche popolazioni alpine e dei reperti che ci hanno lasciato e fornisce risposte inedite a molti quesiti che fino ad ora erano rimasti senza spiegazione. Le popolazioni che abitarono l’arco alpino durante il Neolitico, le età del Rame, del Bronzo e del Ferro ed oltre, ci hanno lasciato una imperitura testimonianza della loro esistenza e del nostro passato. Le strutture in pietra da loro prodotte furono edificate sia per ragioni utilitaristiche, di riparo, difensive, ma anche con motivazioni religiose e di culto. Il cielo visibile in quelle epoche remote, dalle nostre montagne, era un po’ diverso da quello che noi oggi possiamo ammirare, in quanto tra i cicli che regolano il moto apparente degli astri ne esistono alcuni che – nei secoli e nei millenni – sono capaci di modificare in maniera rilevante le posizioni delle stelle visibili nel cielo. In modo che determinate costellazioni che allora erano visibili ora non lo sono più, e viceversa altre, che allora non salivano mai al di sopra dell’orizzonte naturale locale, ora possono essere facilmente osservate. Il calcolo astronomico, condotto con i più moderni metodi di calcolo, ha permesso di ricostruire accuratamente sia il cielo visibile durante quelle antiche epoche sia le condizioni di visibilità e hanno permesso, insieme alle misure eseguite sul campo, di rendersi conto di cosa vedevano, osservavano e calcolavano i nostri progenitori alpini, i quali anche se dotati di minor tecnologia rispetto a noi uomini moderni non erano da mano da punto di vista delle capacità intellettuali. Un altro aspetto molto importante: se da un lato le osservazioni astronomiche servirono per gestire la vita agricola, pastorale, sociale e religiosa, finalizzate al benessere quotidiano della comunità, dall’altro la conoscenza del cielo e dei suoi fenomeni permise lo sviluppo dei calendari, taluni molto sofisticati ed efficienti, e lo sviluppo di una cosmologia destinata a rendere conto della struttura e del significato ultimo dell’universo, così come era concepito da queste antiche popolazioni. Adriano Gaspani è nato a Bergamo nel 1954. Dal 1981 fa parte dello staff dell’Osservatorio Astronomico di Brera, afferente all’Inaf (l’Istituto nazionale di astrofisica di Roma). Membro della Società Italiana di Archeoastronomia sin dalla sua fondazione, svolge le sue ricerche nel campo dell’archeoastronomia con particolare riferimento ai periodi protostorico e medioevale in Europa e relativamente al perfezionamento delle tecniche di rilevamento dei siti archeologici di rilevanza astronomica e dell’analisi dei dati raccolti. Numerose le sue partecipazioni a riviste, corsi universitari e mostre specialistiche. Dal 2008 è titolare della rubrica di archeoastronomia della rivista italiana Coelum.

     

    Sole e luna gli «architetti» di San Pietro al Monte

    Adriano Gaspani, autore di diversi volumi sui Celti, sui Camuni e sui Vikinghi, sempre naturalmente in relazione all’astronomia, al sole, alla luna e alle stelle e alla misura del tempo, aveva già realizzato per Priuli & Verlucca editori un altro dei Quaderni di cultura alpina, e precisamente il numero 71. Si tratta di Astronomia e geometria nelle antiche chiese alpine nel quale l’autore dimostra come le chiese cristiane, al pari degli antichi templi pagani, vennero per secoli costruiti codificando una serie di orientazioni astronomiche ben precise. Sin dalla prima cristianità l’idea che un luogo di culto dovesse essere edificato in modo che l’abside fosse rivolto nella direzione del sorgere del sole fu fatta proprio dalla Chiesa e divenne una regola stabilita alla quale gli architetti dovettero attenersi in modo rigoroso. Nella pubblicazione, che documenta il risultato di oltre cinque anni di ricerche durante i quali sono state studiate alcune centinaia di chiese antiche, spazio è dedicato al complesso monastico di San Pietro al Monte e di San Benedetto a Civate (nella foto sopra il titolo in una visione d’insieme). Veniamo così a sapere che dal punto di vista archeoastronomico la chiesa di San Pietro rispetta esattamente le norme di orientazione in vigore durante l’XI secolo. L’asse dell’edificio risulta esattamente equinoziale, cioè diretto con molta precisione verso il punto di levata del sole all’orizzonte naturale locale rappresentato dal profilo dei monti nella direzione est astronomica. Il sole era quindi visto sorgere lungo l’asse della chiesa nei giorni 17 marzo (equinozio di primavera) e 20 settembre (equinozio di autunno) del calendario giuliano. Tali date erano esatte all’epoca dell’edificazione, ma poiché lo spostamento nei secoli del punto di levata del sole è lento, la levata del sole equinoziale è osservabile ancora oggi lungo l’asse della chiesa. Più interessante ancora il discorso archeastronomico relativo all’oratorio di San Benedetto dove sono codificate numerose direzioni astronomicamente significative. L’asse dell’edificio è molto ben orientato verso il punto della levata solare equinoziale all’orizzonte naturale locale rappresentato dal profilo delle montagne poste sullo sfondo. Se la direzione principale era equinoziale, secondo le specifiche simboliche del tempo, tale direzione non è l’unica codificata nella struttura dell’edificio. Se consideriamo l’abside principale, quello rivolto ad oriente, rileviamo la presenza di tre monofore. Attraverso la monofora centrale giungevano i raggi del sole equinoziale quando sorgeva, ma attraverso la monofora sinistra, diretta a nordest, entravano i raggi del sole nascente all’alba del giorno del solstizio d’estate, che durante l’undicesimo secolo capitava il 16 giugno. Se consideriamo l’abside posta a meridione e le due monofore in esso presenti, rileviamo che il 15 dicembre del calendario giuliano, in quella che guarda a sudovest entravano i raggi del sole al tramonto solstiziale invernale. Vengono poi considerate la monofora destra dell’abside orientale e quella sinistra dell’abside meridionale. Entrambe sono caratterizzate da un asse praticamente parallelo che concorda molto bene con la posizione del sorgere della luna al lunistizio intermedio inferiore, quando la sua declinazione assume valori pari a -e+i, essendo e l’angolo di obliquità dell’eclittica ed i l’inclinazione dell’orbita lunare rispetto a quella della terra. Nonostante l’allineamento degli assi di queste aperture concordi molto bene con il punto di levata della luna, risulta abbastanza inusuale rilevare degli allineamenti lunari in un luogo di culto cristiano. Invece si rivela molto evidente proprio la cura che l’architetto dedicò al grado di insolazione del luogo di culto. Le monofore sono distribuite lungo tutto il semiarco diurno del sole, dall’estremo nord raggiunto dal punto di levata del sole al solstizio d’estate, marcato dalla monofora sinistra dell’abside orientale, fino alla direzione del tramonto equinoziale allorquando i raggi del sole entravano dal portale principale posto nel settore occidentale dell’oratorio.


  • alpinia.net
    Astronomia e antica architettura sull'arco alpino

    la recensione originale sul sito alpinia.net

    Lo studio accurato, condotto con le più moderne tecniche di rilevamento e di georeferenziazione, ha mostrato che l’osservazione del cielo e la conoscenza dei cicli astronomici fondamentali mostrati dal sole, dalla luna e dalle stelle, condizionarono in maniera molto determinante sia il modo di disporre le pietre sia l’orientazione delle strutture che ne derivarono, rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.

Un altro aspetto molto importante è relativo all’uso rituale e simbolico che le antiche popolazioni alpine fecero delle osservazioni astronomiche.

Anche a quel tempo, come ora, l’uomo era in cerca di risposte in relazione alla sua origine al suo destino e al mondo che lo circondava.

    
Questo libro descrive i risultati più recenti ottenuti dallo studio archeologico, storico e astronomico delle antiche popolazioni alpine e dei reperti che ci hanno lasciato e fornisce risposte inedite a molti quesiti che fino ad ora erano rimasti senza un’adeguata spiegazione.

     

     


  • La Stampa (TorinoSette)
    Astronomia e antica architettura sull'arco alpino
    Nella collana "Quaderni di cultura alpina", uno studio di archeoastronomia applicato alle strutture in pietra costruite dalle antiche popolazioni durante il Neolitico e le età del Bronzo e del Ferro nell'Arco Alpino. I rapporti che intercorrono tra le stelle (e soprattutto quali stelle: quello che l'autore chiama il "cielo visibile" di allora, un po' diverso dal cielo visibile di oggi) e la costruzione dei villaggi e delle abitazioni, i modi di orientarne l'edificazione, di disporre le pietre, di calcolare le misure e le direzioni.
  • Alpi Venete
    Astronomia e antica architettura sull'arco alpino

Estratti



Lo studio accurato, condotto con le più moderne tecniche di rilevamento e di georeferenziazione, ha mostrato che l’osservazione del cielo e la conoscenza dei cicli astronomici fondamentali mostrati dal sole, dalla luna e dalle stelle, condizionarono in maniera molto determinante sia il modo di disporre le pietre sia l’orientazione delle strutture che ne derivarono, rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.
Un altro aspetto molto importante è relativo all’uso rituale e simbolico che le antiche popolazioni alpine fecero delle osservazioni astronomiche. Anche a quel tempo, come ora, l’uomo era in cerca di risposte in relazione alla sua origine al suo destino e al mondo che lo circondava. Questo libro descrive i risultati più recenti ottenuti dallo studio archeologico, storico e astronomico delle antiche popolazioni alpine e dei reperti che ci hanno lasciato e fornisce risposte inedite a molti quesiti che fino ad ora erano rimasti senza un’adeguata spiegazione.

Sommario

Introduzione

Glossario

L’Archeoastronomia
Il simbolismo cosmico degli antichi
La datazione dei siti e dei reperti archeologici
La misura del tempo e il calendario in ambito alpino
Il megalitismo in Europa
L’Astronomia e l’architettura nei siti preistorici e protostorici in ambito alpino
L’Astronomia e il culto dei morti presso le popolazioni alpine dal Neolitico all’età del Ferro
Il Cromlech del Piccolo San Bernardo
L’enigma delle strutture megalitiche della Val d’Ossola
Le strutture fortificate della Val d’Intelvi
Le strutture megalitiche delle Valbrembana
Le strutture litiche del Monte Avaro
Conclusione
Bibliografia

 
Desideri essere aggiornato sulle nostre novità editoriali?

feed rss Iscriviti al feed RSS
Newsletter Iscriviti alla Newsletter
Questo sito rispetta gli standard di accessibilità
stabiliti dal consorzio internazionale W3C
XHTML Valido
CSS Valido
Credits
© 2024 Priuli & Verlucca, editori
Scarmagno (TO)
P.Iva e Codice Fiscale: 00870160017
realizzato da Bielleweb
Dati fiscali societari
Privacy Policy
Cookie Policy