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A un passo dalla libertà

A un passo dalla libertà

Brossura editoriale, formato cm 12x19,5, pagine 144, con illustrazioni in b/n
ISBN 979-12-5468-082-7
NUOVA EDIZIONE IN USCITA A GIUGNO

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Da questo libro è stato tratto lo spettacolo "Domani sarà tutto finito" rappresentato dalla compagnia Esperimenti Teatrali con la regia di Mauro Stante.

Una lunga marcia nella neve per raggiungere il colle Galisia, a 3000 metri di altezza, fra le valli Orco e d’Isère, al confine italo-francese. È il novembre del 1944, la guerra sta per entrare nell’ultimo, difficilissimo, inverno. Un gruppo di soldati inglesi, fuggiti dai campi di prigionia tedeschi e rimasti nascosti in Canavese per alcuni mesi, chiede aiuto ai partigiani italiani per raggiungere la Francia già riconquistata dagli Alleati, dopo lo sbarco in Normandia. La colonna arriva a Ceresole Reale: di qui inizia la salita a piedi verso il colle Galisia. Il tempo è brutto, comincia a nevicare, più in alto c’è bufera. Il tenente Vittorio dà l’ordine di partire e incita gli inglesi: «Quattro, cinque ore al massimo e arriveremo sul colle; poco più sotto c’è il rifugio Prariond: allora sarete finalmente liberi».

Dall'introduzione

L’ULTIMA CORVÉES A UN PASSO DALLA LIBERTÀ

Novembre 1944. La più grande tragedia di montagna sulle Alpi durante la Seconda guerra mondiale si consuma sulle pendici del colle Galisia a 3000 metri di altezza, fra Italia e Francia, lungo l’itinerario di discesa dall’alta valle Orco verso la Val d’Isère, dove le insidiosissi­me Gorges du Malpasset diventano la tomba per quarantun giovani, partigiani italiani e soldati inglesi fuggiti dai campi di lavoro tedeschi in Canavese. Quarantun storie che si aggiungono a quelle dei tre superstiti, l’ultimo dei qua­li, il soldato di fanteria inglese Alfred Southon, scomparve improvvisamente nel luglio del 1993 durante una vacanza a Malta. E a quelle di alcuni ex prigionieri slavi che si unirono al gruppo, partendo però in netto anticipo rispetto al resto della colonna, evitando il buio e la caduta di slavine.
Particolare che getta un elemento di inquietu­dine sulla tragedia, dopo aver provocato accesi dibattiti fra i vertici dei co­mandi partigiani alla vigilia di quel terribile, ultimo inverno di guerra. Uno scampato, lo slavo Iso Altaraz, il 19 novembre del 1995, durante la cerimonia organizzata a Ceresole Reale per ricordare «quell’ultima corvèe verso la libertà», esattamente a mezzo secolo di distanza da quei giorni, rinfocolò le polemiche già scoppiate all’indomani della scoperta dei corpi lungo le Gorges du Malpasset, circa l’assurdità di aver fatto partire quella colonna dall’alpe Agnel in tarda mattinata anziché all’alba.
Molti di quei cadaveri sono rimasti senza nome. Purtroppo le ricerche per dar loro un’identità non hanno portato, in tutti questi anni, a risultati concreti. Neppure l’appassionato lavoro della storica inglese Janet Kinrade Dethick ha permesso di cancellare sulla lapide bianca della loro tomba, nel cimitero militare inglese di Trenno, vicino a Milano, la scritta: «Conosciuto solo a Dio».
 
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